La caccia in Africa è la tua caccia preferita e sei in trepidante attesa di poter ripartire per un nuovo ed entusiasmante safari?

Prenditi 5 minuti per immergiti nella terra africana, quella terra che con i suoi animali, la sua gente e i suoi colori, genera nel cacciatore uno stato d’animo speciale.

Più di una volta mi è capitato di fermarmi, nella periferia della città, presso il tendone di un circo, al mattino, quando gli inservienti danno il pasto agli animali: è indiscutibilmente sentore d’Africa. La traccia sull’elefante a vento buono porta l’acre odore dritto al cuore, che comincia ad accelerare il battito, mentre uno strano senso di disagio – paura mista al desiderio della preda – comincia a far tremare impercettibilmente le gambe. Il forte odore di stalla riempie le narici, mentre aumenta la mia concentrazione di cacciatore all’inseguimento del bufalo, fino a quando è un deciso “profumo” di polvere da sparo a sostituire il primo.

Nella memoria di noi cacciatori, gli odori e gli afrori della caccia appaiono spesso come aromi straordinari, da cui scaturiscono le immagini di luoghi, cacciate e personaggi con cui abbiamo condiviso momenti venatori indimenticabili. Anche nella mia esperienza sensoriale nulla è più evocativo del profumo, nemmeno il gusto o la musica.

Un altro elemento che può portare al cacciatore forti emozioni olfattive è la pioggia. Spesso mi è capitato di cominciare una cacciata sulla traccia a cielo completamente sereno e di ritrovarmi poco dopo sotto un tremendo acquazzone. A certe latitudini, come in Africa, questo accade con buona frequenza.

In Burkina Faso sulla traccia di una Roan, mio figlio ed io, fummo colti da un rovescio quasi monsonico, così violento che le gocce d’acqua, quando colpivano, facevano male. I fulmini cadevano intorno a noi a breve distanza e l’odore della terra bagnata e dell’ozono – quel sentore di elettricità che si percepisce durante i temporali – erano talmente forti da stordire. Riuscimmo a trovare un parziale riparo presso un roccione di granito, e l’odore di pietra bagnata si unì ai precedenti, creando una fragranza particolarissima, ben conosciuta ai cacciatori di montagna

Anche questa volta, come spesso accade in Africa dopo una pioggia, si sprigionò un profumo floreale intensissimo e persistente, sebbene non vi fosse un fiore visibile nel raggio di centinaia di metri. Avevo già avuto tale sensazione nel Selous, in Tanzania, in un luogo frequentato dagli elefanti: presso l’ansa di un fiume secco si percepiva un intenso profumo di fiori senza che ve ne fossero nelle vicinanze. Scoprimmo poi che si trattava del tronco di un albero, a me sconosciuto, presso il quale gli elefanti andavano a sfregare i gropponi.

L’Africa è connessa direttamente all’aroma del fumo di legna: tutto ne è impregnato, dai vestiti, che vengono stirati al campo col ferro a carbonella, dall’acqua della doccia che viene scaldata con fuoco di legna, al pane, al tè e, addirittura, alle coperte e alle lenzuola della branda in tenda. Nel cuore del bush si avverte l’odore del fumo di legna quando siamo vicini al campo, a un villaggio, oppure a un piccolo campo di bracconieri: l’odore di legna bruciata è l’odore dell’Africa, di ogni parte dell’Africa.

Qualche anno fa mi trovavo a Roma e, dopo aver parlato di Africa con alcuni amici cacciatori, passeggiavo in preda a una forte nostalgia. Accompagnai mia moglie in una profumeria specializzata in essenze particolari e chiesi se avessero un profumo che ricordasse i sentori affumicati del fuoco di legna. Tra le altre mi fu offerta su una moillette una fragranza francese “di nicchia”, il cui sentore mi colse di sorpresa: un pugno allo stomaco, poi… “gli alberi d’Africa a chiamare”. Mi girai verso mia moglie, che capì subito: stavo volando sul bush tra baobab e acacie, mentre, lontano, ruggiva la savana infuocata.

Quando la lontananza dall’Africa si fa dolorosa, uno spruzzo di quel profumo mi fa sentire  per  qualche breve, brevissimo istante, virtualmente laggiù”.

Luca Bogarelli